Pignoramento presso terzi: la mini guida "salvavita" in 5 step

15/01/2026

Pignoramento presso terzi: la mini guida


Tempo di lettura: 2 minuti


Immagina la scena: è lunedì mattina, apri la PEC e, tra una fattura e una proposta commerciale, trovi un atto di pignoramento presso terzi. La prima reazione? Un sospiro profondo. "Ecco, un’altra grana burocratica di cui devo occuparmi io, che non c’entro nulla con i debiti dei miei dipendenti".

Hai ragione, non è colpa tua. Ma in quel momento, per la legge, diventi un attore protagonista: il "Terzo Pignorato".

Gestire correttamente questo passaggio non è solo un obbligo, ma un modo per proteggere la tua azienda da rischi inutili e sanzioni pesanti. Vediamo insieme come trasformare questo labirinto procedurale in una passeggiata, seguendo la bussola della normativa.

1. Il "Fermi tutti": l'obbligo di custodia

Appena ricevi l'atto, scatta il primo dovere: la custodia. Da quel momento, una parte dello stipendio del tuo dipendente (solitamente un quinto) deve essere "congelata". Non puoi più versarla a lui, ma non devi ancora darla al creditore. Sei diventato temporaneamente il "custode del tesoretto".

2. La Dichiarazione del Terzo: hai 10 giorni di tempo

Questo è il punto dove molti imprenditori inciampano. Entro 10 giorni, devi inviare una raccomandata o una PEC al creditore (ex Art. 547 c.p.c.) specificando:

  • Se il dipendente lavora ancora per te.

  • Quanto guadagna mediamente.

  • Se ci sono già altri pignoramenti o cessioni del quinto in corso.

Il trucco dell'esperto: Sbagliare o ignorare questa dichiarazione può trascinarti in tribunale e farti dichiarare responsabile del debito altrui. Meglio essere precisi, no?

3. La matematica del "Quinto" (e le sue eccezioni)

Non tutto lo stipendio è pignorabile. La regola generale parla di 1/5 dello stipendio netto. Ma attenzione:

  • Se il debito è di natura alimentare (es. mantenimento figli), il limite può cambiare.

  • Se ci sono più pignoramenti di diversa natura, si può arrivare fino alla metà dello stipendio.

Sapere esattamente quanto trattenere evita tensioni con il dipendente e contestazioni dai creditori.

4. L'attesa dell'Ordinanza: non correre troppo!

Molti imprenditori, per togliersi il pensiero, vorrebbero pagare subito il creditore. Errore! Devi continuare ad accantonare le somme mese dopo mese finché non ricevi l'Ordinanza di Assegnazione dal Giudice. Solo quel documento è il tuo "via libera" ufficiale per versare i soldi al creditore. Fino ad allora, quel denaro resta nel tuo "caveau" virtuale.

5. E se il dipendente si dimette?

Qui il gioco si fa interessante. Se il rapporto di lavoro finisce, il pignoramento si estende sul TFR. Dovrai trattenere le somme dovute dall'ultima busta paga e dalla liquidazione, sempre nei limiti di legge. Una volta svuotato il sacco, la tua responsabilità finisce qui e il creditore dovrà andare a cercare il dipendente presso il nuovo datore di lavoro.

Perché gestire tutto questo con SOS Lavoro?

Gestire un pignoramento non è solo "fare un calcolo". È gestire la relazione con un dipendente spesso in difficoltà, dialogare con avvocati aggressivi e rispettare scadenze procedurali che non ammettono distrazioni. 

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